Nella Basilica di S. Giorgio, due superfici scolpite convivono da secoli. Sono nate separate, ma il tempo le ha avvicinate. Si tratta del paliotto in pietra dell’Antico Altare Maggiore e della riproduzione del 1902 del frontale del Sarcofago di S. Eutichio.
Il paliotto, collocato in basso, segue una suddivisione di ordine classico, scandita da lesene e trabeazione.
Al centro l’“Ecce Homo”, a destra “S. Eutichio” in abito pontificale, a sinistra “S. Giorgio Martire”. La trabeazione è in Marmo di Carrara. Lesene e bassorilievi sono lapidei lombardi, probabilmente marmo di Musso o di Vezza d’Oglio.



Il frontale del sarcofago, collocato in alto, è una riproduzione novecentesca in malta di calce e cemento.
Al centro una Crocifissione. Ai lati, “S. Giorgio e il drago” e “Sant’Eutichio trascinato su carro”.

Prima del restauro

Durante il restauro
Le superfici apparivano nel complesso conservate, ma segnate dal tempo: depositi, umidità, tracce del contatto dei visitatori, segni a matita. Per intervenire, considerato anche lo stato strutturale, è stato necessario fermarsi e prendere una decisione condivisa, valutata insieme alle autorità competenti. Entrambi i manufatti sono stati staccati dalla parete e trasferiti in un atelier temporaneo.






Durante lo stacco è emersa una presenza inattesa. Sul retro di una lesena, un bassorilievo più antico.
Diverso per forma, per linguaggio, per origine. Anche il suo utilizzo al rovescio rispetto alla lesena decorativa del recto, ne fa ipotizzare il riuso, come materiale di recupero.


Prima e dopo il restauro
Si è scelto di non nasconderlo. Ma di renderlo leggibile, senza alterarne la storia. Per rendere leggibili entrambe le facce, è stata realizzata una riproduzione tramite scansione 3D e calco. Una soluzione scelta per evitare qualsiasi contatto diretto con la superficie originale.

Due superfici, restituite con precisione, rifinite a mano e unite da un meccanismo rotante. La copia in gesso alabastrino mantiene una qualità materica simile all’originale e permette di osservare entrambi i lati.






Al termine del restauro, una nuova struttura è stata progettata per accogliere le opere. Un sistema di sostegno invisibile, integrato nello spessore del telaio, progettato per distribuire i pesi e garantire stabilità nel tempo. Non impone la sua presenza. Sostiene. E lascia che sia l’opera a parlare.

La lastra ritrovata è stata collocata sul fianco del paliotto, anch’essa su supporto rotante, mantenendo visibile il lato più antico.

